Descrizione

Palestrina sorge in corrispondenza del sito della antica città latina di Praeneste, centro le cui origini remote risalgono almeno all’VIII sec. a.C.

La città, molto ricca e fiorente in epoca orientalizzante ed arcaica, visse una fase di grande ricchezza e benessere nella tarda età repubblicana, grazie ai contatti commerciali ed agli scambi con l’Oriente mediterraneo.

In questo periodo Praeneste vide imponenti interventi edilizi che determinarono una profonda ristrutturazione monumentale e urbanistica della città: fra questi, oltre alla ricostruzione in forme grandiose del santuario della Fortuna Primigenia, culto esistente in città fin da epoca arcaica, si inserisce anche la costruzione, intorno al 120-110 a.C., del complesso degli edifici del Foro.

Questi comprendono la basilica ed, ai suoi lati, da una parte un raffinato ninfeo decorato da un mosaico con il fondo marino, cosiddetto “Antro delle Sorti”, dall’altro un grandioso edificio, di incerta funzione, detto “Aula Absidata”.

La basilica era un grande edificio a pianta rettangolare divisa all’interno in quattro navate da due file di colonne, al centro a due ordini sovrapposti, coperta da tetto a capriate: concepita come una sorta di estensione della piazza forense, era destinata alle attività civiche come l’amministrazione della giustizia, la trattazione di affari e politica.

Sul lato occidentale della basilica si trova uno stupendo ninfeo: una grotta naturale che alla fine del II sec. a.C. fu allargata, arricchita da tre nicchie e decorata da finte stalattiti fissate alla roccia. L’ingresso alla grotta è reso imponente da un grande arco in blocchi di tufo, mentre lo spazio antistante è pavimentato con un finissimo mosaico bianco.

Il pavimento della grotta è un raffinato mosaico policromo, purtroppo molto lacunoso nella parte centrale, poiché nel secolo scorso fu usato come piano di cottura per la calce. Vi è raffigurato il fondo marino con una grande varietà di pesci, crostacei e molluschi. E’ visibile anche una parte della riva del mare, lungo la quale si infrangono le onde; sulla destra un altare e una colonna simboleggiano probabilmente un santuario di Poseidone..

Ad est, inglobate nel palazzo dell’ex Seminario Vescovile si conservano le imponenti strutture in opera incerta della cosiddetta “Aula Absidata”, costruita intorno al 120-110 a.C. Era una ampia sala rettangolare con un pavimento di finissimo mosaico bianco. In fondo si apre una grandiosa abside, alta circa otto metri, scavata nella roccia viva, ornata da nicchie e in origine pavimentata dal famoso mosaico policromo del Nilo, distaccato nel XVII secolo e oggi esposto nel Museo Nazionale Archeologico di Palestrina.

All’interno dell’aula, lungo le pareti laterali, correvano due banconi decorati da un fregio dorico. Le pareti presentavano due ordini sovrapposti di semicolonne con capitelli ionici alternate a pilastri: in mezzo si inserivano nicchie rettangolari e finestre. La facciata dell’edificio, rivolta verso la piazza del foro, aveva un ampio accesso coperto ad arco, fiancheggiato da due finestre.

La funzione di questo enorme edificio, che quasi non ha confronti nell’architettura romana tardo-repubblicana, è molto incerta: gli studiosi hanno proposto varie ipotesi, tra cui sede del senato locale, oppure santuario di Iside, a causa soprattutto del soggetto nilotico del mosaico, che costituisce un chiaro richiamo all’Egitto.

Il piano dell’edificio era raccordato al piano pavimentale del foro, posto più in basso, attraverso un portico e una gradinata. Al di sotto dell’Aula si trova l’Erario pubblico, cioè la cassa della città, dove si conservavano i proventi delle tasse. Ancora oggi è visibile, incisa sulla parete di fondo, l’iscrizione che ne ricorda la costruzione ad opera degli edili Marco Anicio Basso e Marco Mersieio, membri di due delle più antiche famiglie prenestine.

 

Sulle strutture dell’Aula Absidata nel corso dei secoli furono costruiti ulteriori corpi di fabbrica che portarono alla complessa situazione edilizia costituita dall’attuale complesso architettonico, sviluppatosi dal medioevo all’età moderna, con funzione prima di Episcopio della Cattedrale e poi di Seminario Vescovile.

Questo complicato processo di millenaria stratificazione edilizia, proseguito fino ad anni recenti, aveva sostanzialmente obliterato e stravolto l’originario edificio romano, quasi completamente nascosto dalle superfetazioni moderne, dai tramezzi, dai solai, dagli intonaci.

Espropriato dallo Stato agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso, il complesso architettonico è stato oggetto di recente di complessi interventi di recupero e restauro che hanno permesso, anche se faticosamente, il recupero, parziale ma sostanziale, dell’edificio antico, una creazione unica del tardo ellenismo nel Lazio, che quasi non ha confronti per dimensioni ed originalità.

 

Una sala espositiva, la proiezione della riproduzione fotografica del mosaico del Nilo nell’abside, ricostruzioni multimediali in 3D e infine alcuni documentari televisivi su Palestrina completano l’allestimento del Complesso.